Centro di primo soccorso (Hotspot)

10

Staff

1

Strutture

244

Posti disponibili

?

Beneficiari accolti

Dati aggiornati al 31/12/2021

Descrizione della struttura

Il centro di  Taranto nel quale vengono svolte le operazioni inerenti alla procedura hotspot, si trova nel porto della città. L’ingresso principale dal quale è possibile accedere è adiacente alla ferrovia. Dista circa 5 km dal centro di Taranto ma non vi sono mezzi di trasporto che permettano di raggiungere la zona abitata, nè pubblici, nè tantomeno navette private organizzate dall’ente o dalla prefettura. L’esterno della struttura è presidiato dalle forze dell’ordine, polizia, guardia di finanza, militari; tutta la zona è sottoposta a videosorveglianza. 
All’interno la struttura è divisa in due aree, la zona in cui sono presenti i prefabbricati degli uffici e la zona dove invece ci sono i moduli abitativi, delimitata da due cancelli chiusi da un lucchetto e da cui non è possibile fuoriuscire per circolare nell’intera struttura.
Una volta oltrepassato l’ingresso principale del centro, si accede all’area nella quale sono presenti gli uffici amministrativi, quelli della polizia scientifica e quelli destinati all’ente. 

Sulla parte sinistra, sono presenti alcuni moduli prefabbricati, posizionati perimetralmente al centro. I moduli ospitano rispettivamente l’ufficio preposto al controllo degli ingressi, una portineria, un ufficio per la sicurezza, un deposito. Al fianco dell’ultimo modulo è presente un punto ristoro all’aperto, dotato di  due distributori di snack e caffè. Proseguendo oltre i moduli si giunge a un piazzale al centro del quale è presente una tensostruttura, aperta su tutti i lati e sotto la quale sono posizionate delle panche e dei tavoli. Di fianco alla tensostruttura sono presenti altre due ulteriori tensostrutture chiuse con delle porte, a cui non è stato possibile accedere. La direttrice del centro dichiara che la zona è destinata normalmente alla primissima accoglienza dei migranti quando arrivano al centro. Alle spalle della tensostruttura con i tavoli c’è un cancello, ovvero l’ingresso secondario per la zona dormitorio dove sono trattenuti i migranti. 

Tornando all’ingresso principale dell’hotspot, sul lato destro è presente un fabbricato di due piani identificato come presidio sanitario. Si tratta di 10 moduli abitativi all’interno dei quali in ciascuno di essi vi è un letto a castello, per un totale di 20 posti letto; ogni modulo ha il suo bagno autonomo e indipendente. Il personale dell’ente riferisce che tale struttura viene utilizzata nei casi di isolamento sanitario per persone che potrebbero causare un contagio. Al momento della visita, il primo modulo abitativo non era in realtà arredato con dei letti, ma sembrava utilizzato come deposito; il secondo modulo era completamente inaccessibile. La porta era sbarrata da una transenna e non era possibile guardare dalle finestre cosa ci fosse al suo interno perché le serrande erano completamente abbassate. Il terzo modulo era evidentemente abitato; dalle finestre socchiuse era possibile scorgere dei vestiti stesi su un filo che attraversava la stanza. 

Frontalmente rispetto al fabbricato sono presenti altri moduli, all’interno dei quali ci sono gli uffici della polizia e nello specifico dell’ufficio immigrazione e della scientifica. Qui si procede all’esecuzione della fase di identificazione e dunque compilazione foglio notizie e rilevamento biometrico e fotodattiloscopico per confrontare i dati raccolti con il database eurodac e verificare che la persona interessata non sia stata già fermata in altri territori dell’UE.  Seguendo il percorso asfaltato che intercorre tra i moduli della polizia e il presidio sanitario di isolamento sul lato destro troviamo un piccolo piazzale a forma circolare. Al centro del cortile è presente una tensostruttura aperta su tutti i lati, sotto la quale sono posizionati delle panche e dei tavoli. Tutto intorno alla tensostruttura sono posizionati a ferro di cavallo altri moduli; ci sono nello specifico i bagni destinati al personale, gli uffici di EUAA, FRONTEX, UNHCR e un ambulatorio medico per le visite, attrezzato solo di un lettino. 
Tutti i locali amministrativi, di polizia, degli organismi europei ed internazionali sono facilmente individuabili grazie all’utilizzo di targhe multilingue (italiano, inglese, arabo e spagnolo). A sinistra del piazzale c’è un cancello chiuso con un lucchetto, che segna l’ingresso principale di accesso alla zona in cui sono trattenuti i migranti, la zona dormitorio. Nel complesso sono presenti due tensostrutture e otto moduli più piccoli. 

La zona dormitorio è così organizzata. Gli ospiti vengono collocati e suddivisi secondo il criterio di nazionalità. La prima tensostruttura è la più grande ed  è composta di un unico ambiente, non è suddivisa in stanze, per una capienza complessiva di circa 80 posti letto, tutti singoli e adiacenti l’un l’altro, disposti in file senza alcuno spazio tra una rete e l’altra. Alle spalle, in maniera speculare c’è un’altra tensostruttura, dedicata in linea teorica alle donne. Intorno alle tensostrutture sono presenti lavabi esterni. Altri posti letto sono disponibili negli altri 8 container, di circa 10 mq ciascuno, arredati con letti a castello e scrivanie (n. preciso di posti letto non disponibile perché tutte le strutture erano chiuse e non visitabili) e solitamente sono assegnati ai nuclei familiari, alle donne o a soggetti che presentano vulnerabilità.

In questa zona, separata da una recinzione che rimane sempre aperta, sono presenti anche prefabbricati per docce e wc, divisi in base al genere. Ci sono 3 prefabbricati  sia per le docce (ogni prefabbricato ne ha 4 con tende) che per i bagni ( ognuno con 5 wc ed un lavabo comune) C’è un bagno per i diversamente abili, ma non è attrezzato. Non sono presenti luoghi di culto. Non esistono spazi per socialità. Non ci sono cabine telefoniche. 

Pur essendo i dati aggiornati all’anno 2021 è importante tuttavia menzionare una problematica, di particolare rilievo, appurata in occasione della visita sul campo realizzata in data 12/06/2023.  Durante l’anno in via eccezionale l’hotspot di Taranto ha ospitato e ospita prevalentemente minori stranieri soli elevatissimo, che spesso rappresenta la totalità degli arrivi. Nel centro di Taranto vengono collocati non solo  i minori a seguito di episodi di sbarco nel porto di Taranto, ma vengono trasferiti qui anche i minori presenti sul territorio Nazionale, provenienti dagli hotspot di Pozzallo ad esempio o di Lampedusa. In assenza di posti nei centri di prima accoglienza della rete SAI minori, vengono collocati qui e restano reclusi da un minimo di 25 giorni a un massimo anche di due mesi, senza poter uscire, senza informative legali, senza avere notizia o spiegazione in merito alla propria sorte e alle ragioni per le quali sono costretti a essere detenuti nel centro. Al momento della visita il centro ospitava 184 persone tutte di minore età. 

Criticità

  • La classificazione del centro: da un punto di vista normativo il trattenimento all’interno del centro non dovrebbe andare oltre le 72h ovvero il tempo necessario per finalizzare le operazioni di identificazione, a conclusione delle quali la persone dovrebbe poter circolare in maniera libera. Questo non solo nei fatti non avviene, ma in linea di massima le persone non hanno nemmeno la possibilità di uscire dal centro, che di fatto è chiuso. Tanto che in molti scavalcano dalle recinzioni che si affacciano direttamente sulla ferrovia e percorrono la strada a piedi per arrivare al centro della città, tratto per altro molto pericoloso. Non sono isolati infatti i casi in cui le persone durante l’attraversamento siano decedute. 
  • I tempi di trattenimento nel centro: a causa della mancanza di posti in CPA o SAI o SAI minori, le persone che entrano nell’hotspot possono essere trattenute anche per tempi molto lunghi, come mesi. 
  • Presenza di minori soli: la problematica riscontrata riguarda anche in questo caso la totale impossibilità di poter fuoriuscire dal centro essendo appunto minori. La direttrice del centro della cooperativa è legalmente la tutrice dei minori, dunque la responsabilità ricade interamente su di lei, ragione da cui deriva una non volontà di permettergli di uscire. Tuttavia i tempi lunghi di permanenza rendono il trattenimento prolungato di difficile gestione e sopportazione, motivo per il quale scavalcano anche i minori per andare fuori dal centro. Il personale del centro ne è perfettamente al conoscenza e vi è un tacito accordo di permissione, considerato anche che chi si allontana per raggiungere la città, rientra poi a fine giornata. Ma di fatto sarebbe certamente più sicuro oltre che psicologicamente meno impattante lasciare loro la  possibilità di poter uscire liberamente dall’Hotspot anche organizzando uscite con gli operatori oltre che mettendo a disposizione navette e mezzi di trasporto.
  • Il pocket money: la consegna della quota di denaro giornaliera prevista per le persone in ingresso, la quale dovrebbe essere funzionale all’acquisto individuale di beni necessari, avviene solo a fine mese e non quotidianamente. La ragione della consegna mensile è imputabile a questioni amministrative dell’ente gestore, il quale ritiene la consegna mensile più agevole ai fini della rendicontazione. Il pocket money può essere erogato in contanti e in buoni pasto. Spesso le cooperative preferiscono questa seconda modalità, che in alcuni casi rende ancor più meno agevole il loro utilizzo. Non di rado il denaro spettante viene rilasciato solo al trasferimento della persone in un’ altra struttura.
  • La compilazione del foglio notizie e l’arbitrarietà dell’ufficio immigrazione all’accesso della procedura per la richiesta di protezione internazionale: nonostante in linea teorica la procedura hotspot sia considerata come una prima fase di identificazione, nella prassi, ogni persona in ingresso compila un documento chiamato “foglio notizie”. Nella prassi il foglio notizie viene materialmente compilato dalla polizia o da un funzionario dell’ufficio immigrazione e non dalla persona direttamente interessata. Nel foglio è necessario indicare oltre che i propri dati anagrafici, il proprio paese di origine ecc. anche la ragione del proprio allontanamento dal paese. Le opzioni possibili sono: motivi di ricerca di lavoro, ricongiungimento familiare, motivi di povertà, richiesta di asilo e altro. Di fatto, la selezione delle caselle riguardanti ricerca lavoro e motivi di povertà, classificano la persone in maniera quasi automatica come migrante economico, da cui derivano due possibili risvolti; o un ordine di respingimento alla frontiera ex art.10 del TUI  per ordine del questore; oppure un decreto di espulsione disposta dal prefetto ex art. 13 del TUI. In questo ultimo caso, qualora l’esecuzione dell’espulsione non possa essere immediata, nelle more del rimpatrio o dell’allontanamento, il questore dispone che la persona straniera venga trattenuta in un centro di rimpatrio – CPR. Dunque si passa da una situazione di trattenimento ad un’altra. 

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